A 76 anni dalla strage di Passo di Rigano, stamattina (19 agosto) si è svolta una commemorazione davanti al cippo che ricorda il terribile attentato in cui persero la vita sette carabinieri, in via Leonardo Ruggeri.
“In rappresentanza dell’amministrazione comunale, ho partecipato alla cerimonia – dice Brigida Alaimo, assessore comunale alla Legalità – per ricordare un attentato mafioso che segnò una delle pagine più buie della storia palermitana. La strage rappresenta una ferita ancora viva nella lunga lotta tra lo Stato e la mafia”.
Era il 19 agosto 1949 quando a Palermo l’allora tenente dei carabinieri Ignazio Milillo si trovava sulla via di ritorno dal quartiere Bellolampo-Passo di Rigano, dove era andato con 60 carabinieri per difendere il presidio dell’Arma da un’aggressione da parte di componenti della banda del bandito Salvatore Giuliano. Un’ esplosione causò la morte di 7 carabinieri e il ferimento di altri 17 compreso Milillo. Il figlio del tenente, poi diventato generale dei carabinieri, Gianfranco Milillo ha detto all’Ansa: “Il cippo commemorativo è stato voluto da mio padre nel punto esatto in cui avvenne la strage, oltre che per onorare i Caduti e i feriti di Passo di Rigano anche per ricordare quanti tra ufficiali, sottufficiali, appuntati e carabinieri hanno perduto la vita o versato il proprio sangue nell’adempimento del dovere per sconfiggere il banditismo di Giuliano e ridare serenità alle popolazioni”.

Gianfranco Milillo racconta ancora che “il 24 giugno 1948 quando mio padre seppe che ero nato lasciò la caserma Carini per venire a trovare mia madre che mi aveva appena partorito a casa, in piazza Verdi. Mio padre fu raggiunto da un suo collaboratore, il brigadiere Tobia, (che ritroverà maresciallo maggiore a Corleone come comandante di stazione per la cattura di Liggio nel 1964, ndr) che lo avvertiva che doveva urgentemente incontrarsi con una informatrice in una località di campagna. Indossati gli abiti civili prese un mazzo di fiori che nel frattempo avevano portato a casa per la mia nascita e partì da solo per incontrarsi con la donna. Con quei fiori e con un atteggiamento tale da sembrare due fidanzati la ragazza disse che Giuliano era nelle vicinanze con parte della banda e che aveva saputo che per qualche giorno vi avrebbe fatto base.
“Molto tempo dopo – ha spiegato ancora Milillo – quando la banda a seguito della morte di Giuliano si disgregò, alcuni furono arrestati anche da mio padre e uno di loro disse che era un uomo fortunato in quanto durante l’incontro con la donna erano sotto il tiro del fucile mitragliatore di Giuliano che desistette solo perché si era convinto che era un incontro amoroso clandestino. Peraltro la notizia fornita dalla donna era esatta anche se l’indomani fu organizzata una battuta in quella zona con esito negativo ma con evidenti segni del passaggio dei banditi”.
A perdere la vita furono i carabinieri: Giovan Battista Aloe, Armando Loddo, Sergio Mancini, Pasquale Marcone, Gabriele Palandrani, Antonio Pubusa ed Ilario Russo. Alla cerimonia hanno preso parte anche, tra gli altri, il prefetto Massimo Mariani, il comandante della Legione Carabinieri “Sicilia” Ubaldo Del Monaco, il comandante provinciale dei carabinieri Luciano Magrini e il capo ufficio Comando e aiutante maggiore del 12° Reggimento carabinieri “Sicilia” Filippo Lo Franco. Presente anche l’ispettore regionale dell’associazione nazionale carabinieri “Sicilia”, Ignazio Buzzi, unitamente ad una rappresentanza di soci.
La commemorazione, iniziata con la lettura della motivazione della Medaglia d’Oro al Merito Civile “alla memoria”, conferita ai sette Caduti, è proseguita con la deposizione di una corona d’alloro davanti al cippo commemorativo. Successivamente i presenti si sono raccolti in un momento di preghiera officiata dal cappellano militare, Don Salvatore Falzone in un’atmosfera di silenzioso rispetto.
Prima del termine della cerimonia il generale Del Monaco ha preso la parola e, dopo aver ringraziato i presenti ha sottolineato il valore del ricordo di chi con un innato senso del dovere ha sacrificato la propria vita: “Abbiamo il dovere di ricordarli, perché ricordarli significa onorare il loro coraggio, ricordarli significa riconoscere il loro sacrificio, per il presidio della legalità e la tutela della nostra libertà. Il ricordo di Passo di Rigano non deve restare una pagina agghiacciante del passato, ma deve trasformarsi in una forza collettiva, in una forza coesa, un modello cui tutti noi dobbiamo ispirarci, un esempio che ci deve guidare a fare sempre meglio il nostro dovere”.
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